Il 25
aprile 1986 il personale del reattore n.4 della centrale nucleare V.I. Lenin,
situata in Ucraina settentrionale, iniziò un test definito "di
sicurezza" per verificare l’efficienza delle turbine. Negli anni
precedenti la centrale era stata oggetto di numerose indagini da parte del KGB
per presunti problemi ed incidenti che furono omessi e nascosti. Durante quella
fatidica sera di aprile vari errori e difficoltà vennero nuovamente a galla ma
i tecnici, violando norme di sicurezza e di buon senso, proseguirono i test
fino a quando, il 26 aprile 1986, alle ore 1:23:45 del mattino, un incontrollato
aumento della potenza del nocciolo del reattore n. 4 della centrale determinò
la disintegrazione delle barre di alimentazione di uranio e la rottura delle
tubazioni del sistema di raffreddamento. La conseguenza di questa frattura fu
una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e un
vasto incendio. Quest’ultimo, non coperto da strutture di contenimento,
rilasciò una massiccia nuvola di materiale radioattivo che ricadde sulle aree
intorno alla centrale, contaminandole pesantemente.
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Centrale dopo l'esplosione del reattore |
Inizialmente
la notizia non venne data in maniera ufficiale ma arrivò in Occidente solamente
grazie a un radio amatore e alle stazioni di controllo esterne.
Il
repentino intervento di numerosi volontari e di elicotteri che scaricarono
sabbia, piombo e carburo di boro portò alla copertura del reattore.
Inizialmente questi lavoratori non furono informati sulla reale gravità della
situazione e sulla quantità enorme di radiazioni emesse e moltissimi di loro,
addirittura, non furono neanche forniti delle giuste protezioni mentre le aree
circostanti vennero evacuate dopo ben 36 ore.
Le
nubi radioattive, in circa dieci giorni, raggiunsero anche l'Europa orientale,
la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori,
toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria, i
Balcani, e porzioni della costa orientale del Nord America.
Tutti
i paesi coinvolti furono costretti ad adottare norme di sicurezza molte rigide
ed inoltre, il 9 maggio avvenne un’altra esplosione che portò al rilascio di
nuovo materiale nocivo in un raggio di 35 km e che rese necessaria la costruzione
di un sarcofago per chiudere definitivamente il reattore.
I
colpevoli del disastro di Černobyl', ovvero i tecnici e il direttore dell’impianto Viktor Bryukhanov, furono processati e condannati. Esso è il
più grave incidente nucleare mai avvenuto in una centrale nucleare, ed è uno
dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 (massimo
della scala INES) dall'IAEA, insieme all'incidente verificatosi nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.
Il
triste episodio ha provocato, secondo un rapporto redatto da agenzie dell'ONU, 65
morti accertati e più di 5000 casi di tumore della tiroide, probabilmente
attribuibili alle radiazioni, fra coloro che avevano da 0 a 18 anni al tempo
del disastro. Tuttavia, risultati certi non si potranno mai avere, soprattutto a
causa dei numerosi effetti a lungo termine causati dall’esposizione a questo
materiale nocivo; inoltre, nel corso degli anni, sono sorti moltissimi studi sul
calcolo delle persone coinvolte, con risultati differenti che hanno spesso
portato a pensare ad una censura del numero reale di vittime, viziata da
conflitti di interessi.
Per
esempio, nello studio Torch (The Other Report on Chernobyl), commissionato dal
gruppo dei Verdi del parlamento europeo, si parla di 30-60mila vittime mentre
un team di scienziati diretti dal biologo Alexey Yablokov, membro
dell’Accademia russa delle scienze, ha dichiarato una stima di quasi un milione
di morti.
Uno
dei principali contestatori dei risultati ufficiali fu Greenpeace, che ha presentato
una stima di 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni,
contando tutti i tipi di tumori e deformazioni riconducibili alle radiazioni
emesse durante il disastro.
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La "città fantasma" |
Sitografia e approfondimenti:
CHERNOBYL: il disastro in 3 minuti (i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)
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