“Evvi un’altra
prospettiva, la quale chiamo aerea imperocché per la varietà dell’aria si
possono conoscere le diverse distanze di varî edifici”
(Leonardo da
Vinci, Il trattato sulla pittura, 258)
Leonardo da Vinci,
inventore, artista e scienziato italiano del Rinascimento, considerato uno dei
più grandi geni dell'umanità, non si è limitato ad utilizzare la prospettivalineare, caratterizzata dal rimpicciolimento degli elementi distanti, ma ha implementato
a quest’ultima una prospettiva aerea, che tiene conto anche dello sfocarsi dei
soggetti lontani, i quali assumono contorni più sfumati, una colorazione meno
nitida e tendente all’azzurro.
Questa aggiunta è stata
dettata dalle scoperte ottenute da Leonardo grazie all’osservazione empirica
della realtà: egli notò che la messa a fuoco di un oggetto muta all’aumentare
della distanza a causa dell’azione dell’umidità negli strati bassi dell’atmosfera.
L’applicazione
di questa teoria si può osservare nell’opera più celebre di Leonardo e, probabilmente,
una delle più famose al mondo:
L’etica indaga i comportamenti umani e cerca di
distinguere quelli ritenuti giusti e leciti, da quelli sconvenienti o cattivi,
stabilendo, allo stesso tempo, una condotta ideale da seguire.
Come ho già detto in precedenza, l’uomo, fin dall’antichità,
osservando il cielo ed i volatili che lo popolano, ha sentito l’esigenza di
spiccare il volo, anche fisicamente e non solo tramite la mente e
l’immaginazione.
Tuttavia, come spesso accade, il desiderio di
raggiungere un sogno offusca la parte del pensiero che contiene le possibili
conseguenze negative di un utilizzo scorretto delle proprie fantasie.
Il crollo dell’immaginario di bellezza e
spensieratezza conferito alla possibilità di volare coincide con l'inizio dell'utilizzo dell'aereo in guerra: da allora, l'invenzione sarebbe stata definitivamente associata, purtroppo, anche all'omicidio.
Lo scoppio del primo conflitto su scala mondiale avvenne circa un decennio dopo il primo volo con un aeroplano, compiuto
dai fratelli Wright.
Inizialmente molte personalità influenti cercarono
di opporsi all’utilizzo di questi mezzi per scopi bellici, tra cui il generale
francese Ferdinand Foch:
"l'aviazione
è un ottimo sport, ma è completamente inutile per i fini dell'esercito"
Tuttavia, la nuova invenzione divenne ben presto
un’arma fondamentale per decidere le sorti della guerra poiché permetteva di
individuare la posizione delle truppe nemiche e di bombardarle, nonostante il ruolo del pilota fosse ancora incredibilmente pericoloso a causa degli aerei che non erano stati testati approfonditamente.
Un'altra vicenda, appartenente a diversi decenni dopo, che mostra la brutalità degli aerei a servizio della guerra è il bombardamento di Guernica, avvenuto nell'omonima città basca il 26 aprile 1937,
durante la guerra civile spagnola, e messo in atto dall'armata aerea italo-tedesca.
La paura, lo stupore e la sofferenza provata dai civili, durante quei maledetti momenti di disperazione, sono il soggetto della grandiosa opera cubista di Pablo Picasso, uno dei pittori più acclamati del
XX secolo, diventata poi il simbolo della denuncia contro la distruzione causata dalla guerra:
Successivamente, anche durante la seconda guerra mondiale, l’aviazione continuò a mantenere un ruolo di elevata importanza;
tutti i paesi coinvolti ne fecero uso, impiegando gli aerei in un’infinità di
ruoli: caccia, bombardieri, ricognitori, mezzi da collegamento, trasporti,
pattugliatori marittimi, aerosiluranti.
L’epilogo della guerra è tristemente legato ad
una delle tipologie appena descritte: due bombardieri B-29, appartenenti all’aeronautica
militare statunitense, l'Enola Gay e il BOCKSCAR, il mattino del 6 agosto 1945
alle ore 8:15 sganciarono la bomba atomica "Little Boy" sulla città
giapponese di Hiroshima e, tre giorni dopo, l'ordigno "Fat Man" su
Nagasaki.
Le azioni appena descritte provocarono dalle 100.000
alle 200.000 vittime e per questo motivo fu il primo ed ultimo utilizzo in
guerra di tale arma.
In quei giorni risuonarono violentemente le
parole profetiche di Italo Svevo contenute nel finale del suo capolavoro "La coscienza di Zeno":
“Quando i gas velenosi non basteranno più, un
uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo,
inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi
attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro
uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato,
ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel
punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme
che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli
priva di parassiti e di malattie.”
Anche tenendo conto di tutto l’egoismo e la
brutalità che permeano l’animo umano, è davvero lecito pensare che l’uomo possa
salvarsi solamente attraverso la distruzione di sé stesso, tralasciando tutti
gli aspetti positivi che l’esistenza umana possiede?
La parola utopia è stata coniata da Thomas More,
umanista, scrittore e politico inglese, vissuto tra il XV e XVI secolo, e dà il
titolo alla sua opera più conosciuta.
Il termine deriva dal greco οὐ
("non") e τόπος ("luogo") e significa
"non-luogo". Ad esso, lo scrittore ha legato un gioco di parole con
l'omofono inglese “eutopia”, derivato dal greco εὖ ("buono" o
"bene") e τόπος ("luogo"), ovvero "buon luogo". Da
ciò ha origine una duplicità del significato: l'utopia sarebbe un luogo buono
ma inesistente o irraggiungibile.
Nell’Utopia, infatti, More, ispirandosi alla
Repubblica di Platone, delinea un’isola caratterizzata da una società ideale
ma, allo stesso tempo, impossibile da realizzare.
Nel suo significato più generico la parola sta
ad indicare anche un progetto inattuabile, come, ad esempio, Laputa: una città
immaginaria sospesa in cielo e abitata da scienziati pazzi di grande cultura ma
di scarsissimo senso pratico, incatenati alle loro fissazioni, nonostante l’enorme
progresso tecnologico e militare. Questo
luogo immaginario viene descritto a scopo satirico da Jonathan Swift nel suo romanzo "I viaggi di Gulliver".
La pellicola si basa sulle vicende di Sheeta,
una ragazzina che possiede un ciondolo in grado di vincere la forza di gravità
e localizzare la leggendaria isola fluttuante, in cui dovrebbero essere
custoditi incredibili tesori. La giovane, aiutata da un ragazzo di nome Panu,
dovrà affrontare i pirati alla ricerca dell’amuleto magico e cercare di scoprire
i segreti di Laputa.
La storia racchiude le tematiche che Miyazaki vuole
trasmettere in ogni sua opera (come già detto precedentemente in "Si alza il vento"): l'ecologismo,
l'antimilitarismo, l'avversione per l’inesauribile sete di potere umana e la
fiducia incondizionata in sentimenti come l'amore e l'amicizia.
Nella progettazione di una città ideale,
filosofia ed architettura si incontrano e si spalleggiano, e molti pensatori ed
urbanisti, nel corso dei secoli, hanno ideato diverse “costruzioni utopistiche”;
ne sono un esempio quelle descritte ne "La città del Sole" di Tommaso Campanella
o ne "La nuova Atlantide" di Francesco Bacone.
Tuttavia,
la concretizzazione di una città “perfetta” rimane, e quasi sicuramente rimarrà,
un’utopia: anche la civiltà di Laputa ha continuato a cercare ossessivamente di
raggiungere un progresso scientifico superiore ma, alla fine, ha compreso la reale
pericolosità di questo sogno. (la sitografia dei riferimenti e/o gli approfondimenti sono presenti all'interno del testo)