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mercoledì 10 giugno 2020

Il volo del cambiamento (serie TV) - STEP#22


Episodio 1: Un risveglio insolito

Luca sta tornando a casa mentre si gusta la sua merendina la cui confezione, una volta finito di mangiare, viene gettata a terra dal ragazzo.
Successivamente, egli arriva a destinazione: è notte fonda, si cambia, si lava i denti lasciando scorrere l’acqua del rubinetto fino a quando, concluso ciò che stava facendo, si dirige verso il letto e si sdraia. A questo punto, attacca il caricabatterie del cellulare alla presa e, nonostante l’ora, decide di scambiare ancora qualche messaggio con la fidanzata ma, stremato dalla giornata, si addormenta con la luce accesa e senza aver collegato il dispositivo al caricatore.

La metamorfosi
La mattina seguente Luca si sveglia e, ad una prima occhiata, il soffitto gli pare diverso: è il cielo. Il giovane, stupito, pensa ad uno scherzo del fratello che più volte l’aveva fatto svegliare in giardino. Tuttavia, questa volta, qualcosa è strano: si sente piccolo e non riesce ad usare le mani come appoggio per alzarsi dal terreno. Il problema è che le mani non ci sono proprio più e sono state sostituite da piume. Piume? Sì, Luca non si è svegliato da essere umano: egli ha avuto una metamorfosi che l’ha tramutato in un gabbiano.



Episodio 2: Vita da uccello

Luca inizia a riflettere sulla veridicità dello strano risveglio: nella vita reale queste cose non accadono e, perciò, deve per forza essere un sogno che il ragazzo può utilizzare per divertirsi. 
La vita da uccello, però, non è tutta rose e fiori ed un primo assaggio di questa certezza gli viene offerto dal suo gatto, che cerca di afferrarlo ma, fortunatamente, Luca riesce ad alzarsi in aria di diversi centimetri sfuggendo all’agguato. Egli ha problemi con il volo, non riesce a controllarlo, è agitato e la mente è ricca di pensieri e timori; essa è troppo pesante per permettere di spiccare il volo e il gabbiano deve cercare di liberarsi dalle sue ansie, se vuole salvarsi. A questo punto, una zampa del nemico riesce a colpire il volatile-umano che, inaspettatamente, prova dolore, in un sogno. L’istinto di sopravvivenza o forse il sorgere di una paura ancora più grande rispetto alle precedenti, causata dalla consapevolezza di aver provato un male fisico estremamente reale, permette a Luca di librarsi in cielo.

Lo sforzo fisico e mentale sembra aver richiesto più energie del previsto e il gabbiano deve cercare al più presto una fonte di energia se vuole continuare a librarsi in cielo. Allora Luca decide che la sua destinazione sarà il mare dove potrà trovare pesci in abbondanza.
Durante il tragitto, egli decide di scendere in città per vedere la sua ragazza o i suoi amici, da un punto di vista diverso, ed inizia dal campetto in cui si ritrova solitamente con questi ultimi: essi sono proprio nel luogo che aveva previsto, impegnati nella solita partita della domenica. L’uccello decide, perciò, di osservare più da vicino i risultati che sta ottenendo la sua squadra ma, ben presto, un oggetto a gran velocità gli sfiora l’ala destra: uno dei ragazzi ha cercato di colpirlo con la palla per cacciarlo e, allo stesso tempo, ride con i suoi compagni per il gesto appena compiuto. 

L'azione sconvolgente
Luca, sbalordito, si interroga sulla follia degli amici, che hanno cercato di uccidere un loro compagno ma, egli non ha forme umane, è un uccello: quindi, la vita di un animale, per l’uomo, non possiede la stessa importanza di un qualsiasi altro essere vivente? 
Il ragazzo si chiede se anche lui l’avrebbe fatto e dopotutto, l’uomo, che non è in grado di portare rispetto ai suoi simili, sarà mai capace di non prendersi gioco della vita di tutti gli altri esseri viventi? 



Luca, non si era mai posto i precedenti quesiti e non aveva mai riflettuto sulle conseguenze delle sue azioni, fino a quando non si è ritrovato ad essere la vittima di questi comportamenti di superiorità e disinteresse verso ciò che sembra essere inferiore o di poca importanza per se stessi.
Egli si ritrova a dir poco confuso ed il fastidio che sente è amplificato a dismisura dai rumori assordanti e continui della città: si tratta forse dell’inquinamento acustico di cui aveva sentito parlare a scuola?


Episodio 3: Sogno o realtà?

Il volo del gabbiano, di nome Luca, prosegue attraverso i fumi nocivi provenienti dalla città che limitano la sua capacità respiratoria e motoria. 
Dall’alto riesce a rendersi conto, per la prima volta, dell’enorme quantità di auto che ogni minuto solca le strade contribuendo ad accrescere in maniera esponenziale l’inquinamento. Egli si chiede se sia così complicato per l’uomo utilizzare le proprie gambe, una bicicletta, mezzi sostenibili o al massimo quelli pubblici, quando non è necessario guidare il proprio veicolo, e concorrere, così, al miglioramento delle condizioni atmosferiche. 
Successivamente, la vita dell’animale-uomo è messa nuovamente in pericolo in prossimità dell’aeroporto dove è stato necessario schivare diversi veicoli che, con i gas di scarico, hanno contribuito ad intossicare maggiormente il ragazzo.

Superata la metropoli, egli spera di poter attraversare con serenità il bosco che lo divide dalla costa ma, ancora una volta, la visione dall’alto gli permette di aprire finalmente gli occhi e di scorgere tutti i rifiuti che riempiono i prati e la spiaggia, a cui è arrivato mentre ripensava a quella carta di merendina che, la sera prima, aveva lanciato in terra, senza porsi alcun quesito morale.  

La visione orribile


La visione del mare è nuovamente un tuffo al cuore per il protagonista: liquidi di diverso genere e spazzatura solcano le acque. Tuttavia, la fame supera il disgusto e il gabbiano si getta nelle acque alla ricerca di un pesce ma, ad attenderlo vi è solo un anello di plastica di una confezione di bottiglie a cui rimane incastrato con il collo.





Luca sta soffocando, pensa ai famigliari e, soprattutto, a ciò che ha sbagliato: sta forse subendo una punizione divina per essersi sempre disinteressato dei problemi ambientali? Ora, però, egli ha capito la lezione, anche se è stato necessario un modo drastico per comprendere la morale della vicenda; ora sa che deve far capire al prossimo l’importanza che ognuno deve avere nella lotta continua contro la degradazione dell’ambiente, causata dall’azione egoista dell’uomo…
Forse però è troppo tardi, la lezione potrebbe diventare una punizione definitiva…
A questo punto, Luca si sveglia: è affannato e prova ancora il senso di soffocamento causato da quella morsa che pian piano stringerà ogni individuo se non avrà l’aiuto di tutti per liberarsi e per tornare a respirare aria pulita.
Il ragazzo poi si calma, il peggio è passato e ancora una volta il pensiero va verso la lezione che ha appena assimilato: egli spera che, un giorno, ognuno potrà, come lui, oltrepassare l’indifferenza e la paura e tranquillizzarsi sapendo di aver fatto tutto il possibile.




Sitografia foto:

sabato 6 giugno 2020

"Psicanalisi dell'aria" ed oltre - STEP#18


Il filosofo ed epistemologo Gaston Bachelard, è considerato una delle maggiori figure della cultura francese del Novecento.

Egli promuove una filosofia più aperta, sperimentale, non basata su un sapere unitario ma su uno differenziato, per compiere una ricerca transdisciplinare e raggiungere una comprensione del mondo che restituisce alla conoscenza umana unitarietà nella diversità. Secondo il filosofo, perciò, l’uomo non deve rimanere incatenato alla ragione ma necessita di lasciarsi trasportare dall’immaginazione, mantenendo comunque un legame tra passato e presente, tra errore e verità, poiché altrimenti non si potrebbe compiere un’indagine scientifica accurata. 
Nella sua “filosofia scientifica” improntata su un’apertura alle altre discipline, secondo me, si possono osservare alcuni aspetti che ricordano il pensiero di François Jullien, pensatore emerso diversi decenni dopo la morte di Bachelard, il quale invita a rapportarsi con gli “scarti”, che permettono di smarcarsi dalla lingua e dalla cultura di provenienza per disordinare il pensiero e indagare “un’altra prospettiva, una nuova opportunità da tentare” per arricchirsi eliminando diversità e gerarchie.

Secondo Gaston Bachelard “l’uomo è un essere pieno d’immaginazione” e, per questo, egli studia le forme dell’immaginazione legate ai quattro elementi della natura, tramandati dalla scienza antica: fuoco, acqua, aria e terra (imagination materiélle).

Copertina del libro

In particolare, nella Psicanalisi dell'aria, il pensatore francese analizza il valore che assume l’aria per la psiche umana. All’inizio del testo, egli riporta una parte della lirica “Undulna” tratta dall'Alcyone (Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, Libro III) di Gabriele D'Annunzio:

Ai piedi ho quattro ali d'alcèdine,
ne ho due per mallèolo, azzurre
e verdi, che per la salsèdine
curvi sanno errori dedurre.

Successivamente, l’autore si sofferma sul sogno di volare che l’uomo confessa in modo innocente e non problematico e, per questo motivo, esso viene decifrato per primo ed è diventato uno dei 'concetti esplicativi' più comuni dell’analisi classica: esso simboleggia, infatti, i desideri libidinosi.

“L'essere volante, nel corso del suo sogno, si dichiara inventore del proprio volo. In questo modo, viene a formarsi nell'anima del sognatore una coscienza chiara dell'uomo che vola. Meraviglioso esempio per approfondire, dentro al sogno, la costruzione logica e obiettiva delle immagini del sogno. Quando si segue un sogno così ben delineato quale quello del volo, ci si rende conto che il sogno può avere 'una certa coerenza' e un'intensità affettiva nella sua passione amorosa.”

Grazie all'indagine sul sogno di volare, secondo Bachelard, otteniamo un'ulteriore conferma che “la psicologia dell'immaginazione non può svilupparsi attraverso forme statiche, deve costituirsi su forme in deformazione, insistendo sui principi dinamici della deformazione.”
Il filosofo, perciò, ribadisce l’importanza di una riflessione innovatrice che spazia e indaga più discipline contemporaneamente.

Infine, egli in questa parte iniziale del libro sottolinea anche la duplicità del tema analizzato:

“il sogno di volare contiene due aspetti contrapposti: è al tempo stesso il volo leggero e il volo pesante. Attorno a questi due caratteri ruotano tutte le dialettiche della gioia e del dolore, dello slancio e della fatica, dell'attività e della passività, della speranza e del rimpianto, del bene e del male. Gli incidenti più diversi, che occorrono nel corso del volo, troveranno in ogni caso dei principi di coesione”

Anche in questa parte si può osservare un legame con François Jullien, che ha analizzato la lingua cinese in cui molti concetti sono espressi da caratteri riferiti ad attributi tra di loro opposti ma contigui.

Il filosofo francese appena citato si scaglia contro i concetti di identità e differenza e approfondisce questo pensiero ne “L'identità culturale non esiste” in cui offre un antidoto per pacificare il mondo: eliminare definitivamente gli steccati elevati a difesa della propria “identità culturale” poiché concretamente, in questo modo, si sta cercando di difendere il nulla. La cultura è dinamica, non statica, ed è fatta per essere aperta a scambi e nuove sollecitazioni.
La cura per l’umanità offerta nel libro porta inevitabilmente il pensiero alle rivolte che stanno proseguendo, da diversi giorni, in America, dopo l’ennesima uccisione a sfondo razziale.


Sitografia:

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

martedì 2 giugno 2020

Abbecedario di "aria" - STEP#17

Grazie all'abbecedario possiamo sviluppare una visione d'insieme più ampia, legata alla parola portante del blog:

B bufera
C corrente
E elica
F farfalla
Abbecedario antico
K Kandinskij  
M meteorologia 
N NASA
O ossigeno
Q quota
R respirare
S Shu                                                     
U uccello
V vento
X xeno
Y yoga

Una svolta necessaria - STEP#15


The Limits to Growth
Nel 1972 un gruppo di ricercatori del MIT (Donella e Dennis Meadows, Jorgen Randers e William W. Behrens III) ha pubblicato I limiti dello sviluppo (The Limits to Growth), uno studio commissionato dal Club di Roma, in cui gli autori hanno descritto le possibili conseguenze di una crescita incontrollata della popolazione che, continuando ad utilizzare risorse e a produrre rifiuti, può solamente portare a un declino industriale e sanitario.  In poche parole, secondo i ricercatori del MIT, se l’umanità non fosse corsa ai ripari il prima possibile, attuando progetti finalizzati a risanare il pianeta, sarebbe stata destinata a raggiungere appunto i limiti dello sviluppo: in quel momento ogni tentativo di ricreare un equilibrio sarebbe stato ormai vano.  







Dopo quasi cinquanta anni si può notare come la situazione, purtroppo, sia alquanto peggiorata ed infatti, Dennis Meadows, in una conferenza del 2012, ha ribadito che oggi non è più possibile raggiungere una stabilità ambientale e demografica. Tuttavia, ciò ovviamente non significa che non possiamo più fare nulla per garantirci un futuro migliore.
Negli ultimi anni parte della popolazione sta iniziando a comprendere i gravi problemi che l’uomo ha creato, prosciugando e sfruttando al massimo ed ingiustamente il pianeta.

Per esempio, per cercare di diminuire l’inquinamento atmosferico, un numero sempre maggiore di case automobilistiche si è concentrato sulla progettazione e produzione di auto elettriche, ricevendo un buon riscontro da parte della popolazione. In Italia, per esempio, la quantità di modelli elettrici venduti sta lentamente aumentando e secondo la previsione elaborata dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, nel 2030 potrebbero circolare nel nostro paese due milioni e mezzo di auto elettriche o addirittura, secondo le ipotesi più positive, 5-7 milioni di vetture. Il governo dovrà però aiutare questo progresso con maggiori bonus o incentivi e, soprattutto, con lo sviluppo di reti di ricarica adeguate.

L’azienda più conosciuta in questo ambito è sicuramente Tesla (definita la più innovativa al mondo da Forbes nel 2015), specializzata nella produzione di veicoli elettrici ad alte prestazioni orientati al mercato di massa.

Copertina di Forbes  dedicata a Tesla e al suo
co-fondatore, CEO e product architect, Elon Musk

Oltre ad aver invaso la vita quotidiana, le automobili dedicate ad una mobilità sostenibile sono entrate a far parte anche del mondo dello sport: nel 2011 la Federazione Internazionale dell'Automobile (FIA) ha ideato la Formula E, una serie automobilistica dedicata esclusivamente a monoposto spinte da motori elettrici, che ha avuto inizio il 13 settembre 2014, con l'E-Prix di Pechino.


Le gare vengono disputate quasi esclusivamente su circuiti urbani, di lunghezza compresa tra i 2 e i 3 km, con l'obiettivo di portare questi eventi tra le strade delle più grandi città del mondo.
Grazie ai grandi progressi ottenuti nella progettazione di motori elettrici e nell’aumento di autonomia delle batterie, i piloti riescono a disputare l’intero l'E-Prix con una sola vettura.

Ritornando alla vita quotidiana, una soluzione economica e salutare è l’utilizzo di biciclette che deve essere supportato dalla creazione di piste ciclabili o, addirittura, di zone in cui l’ingresso è vietato ai veicoli. Per esempio, a Londra, uno dei pochi benefici del lockdown, reso necessario dal coronavirus, è stato la riduzione del 50% dell'inquinamento da gas di scarico; per questo motivo, il sindaco Sadiq Khan ha deciso di non vanificare il risultato ottenuto creando un piano per trasformare parti della metropoli in aree a cui avranno accesso solamente pedoni, ciclisti, bus, taxi a emissioni zero e, ovviamente, mezzi di emergenza e per le persone disabili.

Esso può essere considerato un passo in avanti che, però, se non verrà ripetuto e preso come esempio da tutti gli altri stati rischia di diventare uno dei miglioramenti isolati che abbiamo già osservato in questi ultimi anni.
Gli organi di governo degli stati dovranno diventare i primi promotori della nascita di un nuovo sistema mondiale adatto alle esigenze della Terra e non dovranno più “relegare” questo compito a personaggi di spicco come, per esempio, Leonardo DiCaprio o Greta Thunberg, le cui azioni o il lavoro di propaganda restano, comunque, fondamentali.




L’obbiettivo comune della popolazione, perciò, deve essere la costruzione di un mondo ecosostenibile partendo dalla modifica e dal miglioramento del comportamento di ogni individuo che deve contribuire anche con azioni “piccole”, ma veramente importanti, come fare la raccolta differenziata, non buttare rifiuti a terra, non sprecare energia o risorse inutilmente. Questa raccomandazione può sembrare banale per il fatto che ognuno l’avrà sicuramente già sentita moltissime volte; tuttavia, non ci si può arrendere nel tentativo di educare il prossimo al rispetto del pianeta che ospiterà anche le generazioni future, a costo di essere ripetitivi, prolissi, logoranti. Infatti, come era stato dichiarato nei Limiti dello sviluppo, ogni anno perso nel perseguimento di questi obiettivi rende sempre più complicata la possibilità di ottenere un miglioramento e sempre più probabile il raggiungimento di un punto di non ritorno che, purtroppo, scorgiamo già all’orizzonte e di cui stiamo già cominciando a subire le ripercussioni, come le catastrofi naturali o la recente epidemia.


"Death is not the enemy gentlemen. If we're going to fight a disease, let's fight one of the most terrible diseases of all, indifference." 


(i link a riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

mercoledì 27 maggio 2020

"I fantasmi di Chernobyl" - STEP #14


Il disastro di Černobyl' - STEP #14


Il 25 aprile 1986 il personale del reattore n.4 della centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale, iniziò un test definito "di sicurezza" per verificare l’efficienza delle turbine. Negli anni precedenti la centrale era stata oggetto di numerose indagini da parte del KGB per presunti problemi ed incidenti che furono omessi e nascosti. Durante quella fatidica sera di aprile vari errori e difficoltà vennero nuovamente a galla ma i tecnici, violando norme di sicurezza e di buon senso, proseguirono i test fino a quando, il 26 aprile 1986, alle ore 1:23:45 del mattino, un incontrollato aumento della potenza del nocciolo del reattore n. 4 della centrale determinò la disintegrazione delle barre di alimentazione di uranio e la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento. La conseguenza di questa frattura fu una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e un vasto incendio. Quest’ultimo, non coperto da strutture di contenimento, rilasciò una massiccia nuvola di materiale radioattivo che ricadde sulle aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente.

Centrale dopo l'esplosione del reattore

Inizialmente la notizia non venne data in maniera ufficiale ma arrivò in Occidente solamente grazie a un radio amatore e alle stazioni di controllo esterne.

Il repentino intervento di numerosi volontari e di elicotteri che scaricarono sabbia, piombo e carburo di boro portò alla copertura del reattore. Inizialmente questi lavoratori non furono informati sulla reale gravità della situazione e sulla quantità enorme di radiazioni emesse e moltissimi di loro, addirittura, non furono neanche forniti delle giuste protezioni mentre le aree circostanti vennero evacuate dopo ben 36 ore.
Le nubi radioattive, in circa dieci giorni, raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria, i Balcani, e porzioni della costa orientale del Nord America.


Tutti i paesi coinvolti furono costretti ad adottare norme di sicurezza molte rigide ed inoltre, il 9 maggio avvenne un’altra esplosione che portò al rilascio di nuovo materiale nocivo in un raggio di 35 km e che rese necessaria la costruzione di un sarcofago per chiudere definitivamente il reattore.

I colpevoli del disastro di Černobyl', ovvero i tecnici e il direttore dell’impianto Viktor Bryukhanovfurono processati e condannati.  Esso è il più grave incidente nucleare mai avvenuto in una centrale nucleare, ed è uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 (massimo della scala INES) dall'IAEA, insieme all'incidente verificatosi nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.

Il triste episodio ha provocato, secondo un rapporto redatto da agenzie dell'ONU, 65 morti accertati e più di 5000 casi di tumore della tiroide, probabilmente attribuibili alle radiazioni, fra coloro che avevano da 0 a 18 anni al tempo del disastro. Tuttavia, risultati certi non si potranno mai avere, soprattutto a causa dei numerosi effetti a lungo termine causati dall’esposizione a questo materiale nocivo; inoltre, nel corso degli anni, sono sorti moltissimi studi sul calcolo delle persone coinvolte, con risultati differenti che hanno spesso portato a pensare ad una censura del numero reale di vittime, viziata da conflitti di interessi.
Per esempio, nello studio Torch (The Other Report on Chernobyl), commissionato dal gruppo dei Verdi del parlamento europeo, si parla di 30-60mila vittime mentre un team di scienziati diretti dal biologo Alexey Yablokov, membro dell’Accademia russa delle scienze, ha dichiarato una stima di quasi un milione di morti.

Uno dei principali contestatori dei risultati ufficiali fu Greenpeace, che ha presentato una stima di 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori e deformazioni riconducibili alle radiazioni emesse durante il disastro.

La "città fantasma"


Sitografia e approfondimenti:
CHERNOBYL: il disastro in 3 minuti 

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

L'aeronautica - STEP #13

Il desiderio di volare accompagna l’uomo da sempre: lo si può già osservare, per esempio, nel mito greco di Dedalo ed Icaro, rispettivamente padre e figlio. Dedalo era un grande scultore, architetto ed inventore a cui Minosse commissionò la costruzione del labirinto per rinchiudere il Minotauro. Vi sono due versioni di questa storia: secondo la prima, Dedalo costruì delle ali con le piume degli uccelli e la cera per se stesso ed Icaro con lo scopo di fuggire dal labirinto in cui erano stati rinchiusi dal re di Creta per aver aiutato Arianna e Teseo ad uccidere il Minotauro e ad uscire dal luogo di prigionia, grazie al consiglio del filo; secondo l’altra versione, ovvero quella presente nelle Metamorfosi di Ovidio, l’inventore creò quel metodo di fuga solamente per crescere il figlio in un luogo lontano da Creta, da cui non poteva allontanarsi per volere del re.
Dedalo riuscì a completare la sua invenzione e di conseguenza a fuggire con il figlio a cui raccomandò più volte di non volare troppo in basso per evitare che la salsedine e l’umidità del mare lo trascinassero in acqua e, allo stesso tempo, di non spingersi troppo in alto perché il sole l’avrebbe bruciato e avrebbe sciolto la cera. Tuttavia, il ragazzo, colmo di eccitazione e di felicità alla vista delle meraviglie dei mari e delle terre, si spinse troppo in alto dove i raggi del sole provocarono quello che aveva previsto il padre: così Icaro precipitò e morì.
Il mito presenta diversi spunti di riflessione: da una parte vi è un padre che per provare ad assicurare un futuro migliore al figlio mette a rischio la proprio vita e quella del suo amato erede, dall’altra vengono evidenziati i limiti dell’uomo imposti dalla natura, che egli non deve oltrepassare ma deve, invece, cercare un equilibrio nella propria vita, ovvero non scendere troppo in basso e, allo stesso tempo, non volare troppo in alto.

La conseguenza del sogno innato di volare è stata l’immaginazione e la progettazione di “macchine volanti”: il matematico e filosofo Archita da Taranto, vissuto quattro secoli prima di Cristo, è considerato il primo costruttore di un oggetto alato in grado di effettuare brevi voli.
Il primo tentativo di volo meccanico, invece, è stato eseguito da Abbas ibn Firnas, che lanciò una sorta di ornitottero dal Monte della sposa vicino Cordova, in Spagna nell'875 d.C. Successivamente Ruggero Bacone, filosofo e scienziato del 1260, iniziò a riflettere sui mezzi tecnologici per il volo e i suoi pensieri iniziarono ad avere una realizzazione concreta nel Rinascimento, con Leonardo da Vinci che affrontò il desiderio umano di spiccare il volo mediante un solido criterio scientifico. Egli studiò l’anatomia umana e il movimento (in particolare il volo degli uccelli e degli insetti) e capì che gli umani non sono in grado di sfruttare semplici ali attaccate alle braccia sia per il peso troppo elevato del corpo sia per la forza che non è sufficiente. Per questo motivo progettò l’ornitottero, un mezzo in cui l'aviatore è disteso su una tavola e manovra due grandi ali usando dei pedali e delle leve.


Appunti e schizzi di Leonardo






“Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare.” 
- Leonardo da Vinci







Questo progetto venne ripreso moltissime volte nel corso della storia, per esempio da Gustave Trouvé, a cui si deve il primo modello in grado di volare o da Lawrence Hargrave che costruì diversi ornitotteri mossi da vapore o aria compressa; ancora oggi gli studi continuano e nel 2010, Todd Reichert, dottorando all'Università di Toronto, è riuscito addirittura nell’impresa di volare a bordo di un ornitottero per 19,3 secondi coprendo 145,3 metri alla velocità di 25,6 km/h, utilizzando la sola forza dei muscoli delle sue gambe per far battere le ali.

Tornando nuovamente indietro nel passato, è sicuramente degna di nota l’invenzione del primo aeromobile, in grado di portare un essere umano in cielo, da parte dei fratelli Joseph-Michel Montgolfier e Jacques-Étienne Montgolfier nel XVIII secolo. L’intuizione per la loro creazione provenne probabilmente dall’osservazione casuale di panni posti ad asciugare che, per effetto del fuoco, si sollevavano verso l'alto.
La prima dimostrazione pubblica del funzionamento della cosiddetta mongolfiera fu il 5 giugno del 1783 ad Annonay: il volo coprì circa 2 km, durò 10 minuti e raggiunse l'altitudine stimata di 1.600-2.000 metri. Oltre alla popolarità dei fratelli, crebbero di pari passo moltissimi dubbi sui possibili effetti di un volo in alta quota sugli esseri viventi. Per questo motivo, probabilmente, re Luigi XVI emanò un bando attraverso cui proibiva qualsiasi volo compiuto da persone; di conseguenza, il 19 settembre del 1783 l'"Aerostate Révellion" venne fatto volare con a bordo una pecora, un'oca ed un gallo, i quali completarono il volo indenni.

Presentazione della mongolfiera a Versailles




Il primo volo eseguito da uomini su un aerostato ad aria calda (intitolato alla regina Maria Antonietta) avvenne il 21 novembre del 1783 ed esso creò stupore e aumentò a dismisura la fama dell’invenzione dei fratelli Montgolfier.
Grande successo ebbe anche l’ode che Vincenzo Monti, esponente per antonomasia del Neoclassicismo italiano, dedicò all’impresa dei due inventori, paragonandola a quella mitica degli Argonauti (Ode al Signor di Montgolfier).







Tuttavia, se si parla di fratelli inventori i più famosi sono probabilmente i WrightWilbur e Orville, alla cui invenzione è stata accreditata la nascita dell’aeronautica moderna.



Da allora i veicoli aerei hanno continuato ad evolversi di pari passo con la scienza, fino a diventare, purtroppo, anche armi belliche.




(i link a riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

mercoledì 13 maggio 2020

La trasmissione del COVID-19 - STEP #11


La malattia da coronavirus, come molte altre infezioni delle vie respiratorie, si trasmette principalmente per via aerea, attraverso le goccioline (droplet) che vengono prodotte e diffuse nell’ambiente quando parliamo, tossiamo o starnutiamo. Se queste goccioline vengono a contatto con le mucose di una persona (per esempio quelle della bocca, degli occhi o del naso), direttamente o perché trasportate dalle mani, il virus può introdursi nell’organismo e causare la malattia.
Gli studi hanno dimostrato che le goccioline non rimangono sospese nell’aria per molto tempo e sono in grado di percorrere una distanza breve; infatti, la trasmissione diretta da persona a persona avviene prevalentemente se la distanza tra i due soggetti è inferiore a 1 metro.

Da questa modalità di contagio è derivata la necessità di un distanziamento dalle altre persone di almeno un metro e di un utilizzo di mascherine e guanti quando ci si reca al di fuori della propria abitazione.

L’approvvigionamento di mascherine è uno dei tanti argomenti di dibattito in voga nel nostro paese per i problemi di distribuzione di questo materiale, legati al prezzo, alla quantità, alle numerose truffe e all’etica: è moralmente ed economicamente corretto far pagare alle persone un bene quasi necessario per la loro salute e sopravvivenza?


Sitografia:
Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

martedì 14 aprile 2020

La nuvola di smog - STEP #06

Pensando all'aria e all'inquinamento trattato nel post precedente, mi è tornato alla memoria un libro letto qualche anno fa e che mi ha piacevolmente colpito: La nuvola di smog.

Italo Calvino
(foto di Gianni Giansanti)
Esso è un racconto di Italo Calvino, pubblicato nel 1958, nella rivista “Nuovi argomenti”; il protagonista delle vicende narrate è un giornalista che si trasferisce in una metropoli per lavorare come redattore della testata “La purificazione”, organo dell’Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali (EPAUCI), il cui presidente è, paradossalmente, a capo anche dell'impresa che inquina maggiormente la città.



Il giornalista vive una vita monotona tra l’ufficio e la casa che ogni giorno trova impolverata a causa dello smog; a volte, la sua esistenza viene movimentata dall’arrivo della sua ragazza, Claudia, donna bellissima e di successo. Durante uno di questi incontri il protagonista porta la donna amata in collina, dove si accorge della presenza di una strana “ombra di sporco” che domina il cielo sopra le fabbriche e i palazzi.

Essa è la cosiddetta nuvola di smog, simbolo del male di vivere e del problema ambientale che incombe sempre più nella nostra società; l’individuo può decidere di affrontarlo, come cerca di fare il giornalista o può seguire la via più semplice, ovvero ignorare la gravità della situazione ed imparare a conviverci.

La nuvola di smog
L’indifferenza della popolazione è, quindi, la principale causa dell’inquinamento che opprime il protagonista, il cui pensiero, alla fine del racconto, si trova tra la speranza di poter vivere in luoghi verdi e sani nel futuro e l’impossibilità di raggiungere la salvezza. Per questo motivo nella scena finale, mentre passeggia nella campagna fuori dalla città, egli cerca delle immagini ricche di serenità e pulizia da tenere a mente quando tornerà nella sporca metropoli.

“Non era molto, ma a me che non cercavo altro che immagini da tenere negli occhi, forse bastava”.



(i link a riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

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