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sabato 13 giugno 2020

La prospettiva aerea

“Evvi un’altra prospettiva, la quale chiamo aerea imperocché per la varietà dell’aria si possono conoscere le diverse distanze di varî edifici”
(Leonardo da Vinci, Il trattato sulla pittura, 258)

Leonardo da Vinci, inventore, artista e scienziato italiano del Rinascimento, considerato uno dei più grandi geni dell'umanità, non si è limitato ad utilizzare la prospettiva lineare, caratterizzata dal rimpicciolimento degli elementi distanti, ma ha implementato a quest’ultima una prospettiva aerea, che tiene conto anche dello sfocarsi dei soggetti lontani, i quali assumono contorni più sfumati, una colorazione meno nitida e tendente all’azzurro.
Questa aggiunta è stata dettata dalle scoperte ottenute da Leonardo grazie all’osservazione empirica della realtà: egli notò che la messa a fuoco di un oggetto muta all’aumentare della distanza a causa dell’azione dell’umidità negli strati bassi dell’atmosfera. 

L’applicazione di questa teoria si può osservare nell’opera più celebre di Leonardo e, probabilmente, una delle più famose al mondo: 






Sitografia e/o approfondimenti:

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

mercoledì 10 giugno 2020

Sperare nell'estinzione del genere umano è moralmente corretto?- STEP#21

L’etica indaga i comportamenti umani e cerca di distinguere quelli ritenuti giusti e leciti, da quelli sconvenienti o cattivi, stabilendo, allo stesso tempo, una condotta ideale da seguire.

Come ho già detto in precedenza, l’uomo, fin dall’antichità, osservando il cielo ed i volatili che lo popolano, ha sentito l’esigenza di spiccare il volo, anche fisicamente e non solo tramite la mente e l’immaginazione.
Tuttavia, come spesso accade, il desiderio di raggiungere un sogno offusca la parte del pensiero che contiene le possibili conseguenze negative di un utilizzo scorretto delle proprie fantasie.
Il crollo dell’immaginario di bellezza e spensieratezza conferito alla possibilità di volare coincide con l'inizio dell'utilizzo dell'aereo in guerra: da allora, l'invenzione sarebbe stata definitivamente associata, purtroppo, anche all'omicidio.

Lo scoppio del primo conflitto su scala mondiale avvenne circa un decennio dopo il primo volo con un aeroplano, compiuto dai fratelli Wright.
Inizialmente molte personalità influenti cercarono di opporsi all’utilizzo di questi mezzi per scopi bellici, tra cui il generale francese Ferdinand Foch:

"l'aviazione è un ottimo sport, ma è completamente inutile per i fini dell'esercito"

Tuttavia, la nuova invenzione divenne ben presto un’arma fondamentale per decidere le sorti della guerra poiché permetteva di individuare la posizione delle truppe nemiche e di bombardarle, nonostante il ruolo del pilota fosse ancora incredibilmente pericoloso a causa  degli aerei che non erano stati testati approfonditamente.



Un'altra vicenda, appartenente a diversi decenni dopo, che mostra la brutalità degli aerei a servizio della guerra è il bombardamento di Guernica, avvenuto nell'omonima città basca il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola, e messo in atto dall'armata aerea italo-tedesca.
La paura, lo stupore e la sofferenza provata dai civili, durante quei maledetti momenti di disperazione, sono il soggetto della grandiosa opera cubista di Pablo Picasso, uno dei pittori più acclamati del XX secolo, diventata poi il simbolo della denuncia contro la distruzione causata dalla guerra:




Successivamente, anche durante la seconda guerra mondiale, l’aviazione continuò a mantenere un ruolo di elevata importanza; tutti i paesi coinvolti ne fecero uso, impiegando gli aerei in un’infinità di ruoli: caccia, bombardieri, ricognitori, mezzi da collegamento, trasporti, pattugliatori marittimi, aerosiluranti.

 
                Scena tratta da Porco Rosso (1992), film d'animazione scritto e diretto da Hayao Miyazaki

L’epilogo della guerra è tristemente legato ad una delle tipologie appena descritte: due bombardieri B-29, appartenenti all’aeronautica militare statunitense, l'Enola Gay e il BOCKSCAR, il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8:15 sganciarono la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima e, tre giorni dopo, l'ordigno "Fat Man" su Nagasaki.
Le azioni appena descritte provocarono dalle 100.000 alle 200.000 vittime e per questo motivo fu il primo ed ultimo utilizzo in guerra di tale arma.

In quei giorni risuonarono violentemente le parole profetiche di Italo Svevo contenute nel finale del suo capolavoro "La coscienza di Zeno":

Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Anche tenendo conto di tutto l’egoismo e la brutalità che permeano l’animo umano, è davvero lecito pensare che l’uomo possa salvarsi solamente attraverso la distruzione di sé stesso, tralasciando tutti gli aspetti positivi che l’esistenza umana possiede?
(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

martedì 2 giugno 2020

Abbecedario di "aria" - STEP#17

Grazie all'abbecedario possiamo sviluppare una visione d'insieme più ampia, legata alla parola portante del blog:

B bufera
C corrente
E elica
F farfalla
Abbecedario antico
K Kandinskij  
M meteorologia 
N NASA
O ossigeno
Q quota
R respirare
S Shu                                                     
U uccello
V vento
X xeno
Y yoga

Gustave Eiffel e la sua torre - STEP#16

Qual è uno degli edifici più amati e visitati al mondo, simbolo della fioritura della cosiddetta “architettura degli ingegneri”, alto circa 300 metri ed in grado di sopportare venti che soffiano a più di 200 km/h?  La risposta credo, ma soprattutto spero, sia scontata: sto parlando della famosissima Tour Eiffel.

Gustave Eiffel e la sua torre

La progettazione fu iniziata da Maurice Koechlin e Émile Nouguier, che aderirono con entusiasmo all’idea del governo francese di inaugurare l’Esposizione Universale del 1889 con un’opera architettonica maestosa.
I due ingegneri facevano parte della Compagnie des Établissements Eiffel, una ditta gestita da Gustave Eiffel, uno dei protagonisti della seconda rivoluzione industriale che portò all’affermazione della figura dell’ingegnere, dotato di una formazione tecnica più solida rispetto a quella artistica degli architetti.
Eiffel, intuita la genialità dell’idea dei suoi collaboratori, si avvalse dell’aiuto di Stephen Sauvestre, ingegnere capo del dipartimento di architettura della sua società, per perfezionare ed ultimare il progetto.


La struttura della torre è costituita da una base quadrata da cui si innalzano quattro pilastri che, infine, confluiscono in un'unica colonna che diventa sempre più sottile; le misure della costruzione furono esagerate appositamente da Eiffel che, non sicuro della precisione dei suoi calcoli, doveva evitare che il vento creasse forti oscillazioni e il conseguente crollo dell’opera.
Essa, infatti, presenta una forma aerodinamica con 7.300 tonnellate di ferro assemblate in una costruzione reticolare: i diciottomila pezzi metallici non erano costituiti da travi massicce ma da barre scanalate per resistere alla velocità dell’aria.
Tempo impiegato per la costruzione della torre

Nel 2004 Patrick Weidman e Iosif Pinelis, due ricercatori statunitensi, hanno pubblicato l’articolo "Model Equations forthe Eiffel Tower: Historical Perspective and a New Equation", in cui hanno approfondito gli studi svolti da Gustave Eiffel.
Essi hanno trovato un’equazione che spiega la relazione tra la forma della Tour Eiffel e l’azione del vento: 

“While events of the French Revolution are captured by Charles Dickens in his poignant novel A Tale of Two Cities, the centennial of the French Revolution is commemorated by Eiffel’s graceful tower, the skyline profile of which is A Tail of Two Exponentials.”





La torre, nonostante oggi sia molto amata, inizialmente fu aspramente critica e non voluta da moltissimi cittadini, tra cui diversi intellettuali che tentarono di bloccare la costruzione. Nella lettera, firmata dai pittori Ernest Meissonier e William-Adolphe Bouguereau, l'architetto Charles Garnier, gli scrittori Guy de Maupassant e Alexandre Dumas (figlio) e decine di altri nomi altrettanto importanti, si leggeva:









«Noi scrittori, pittori, scultori e architetti, a nome del buon gusto e di questa minaccia alla storia francese, veniamo a esprimere la nostra profonda indignazione perché nel cuore della nostra capitale si debba innalzare questa superflua e mostruosa Torre Eiffel, che lo spirito ironico dell'anima popolare, ispirata da un sano buon senso e da un principio di giustizia, ha già battezzato la Torre di Babele. La città di Parigi si assocerà veramente alle esaltate affaristiche fantasticherie di una costruzione meccanica - o di un costruttore - disonorandosi e degradandosi per sempre? [...] La Torre Eiffel, che neppure l'America, con la sua anima commerciale, ha l'audacia di immaginare, senz'alcun dubbio è il disonore di Parigi. Tutti lo sentono, tutti lo dicono, tutti ne sono profondamente rattristati, e noi non siamo che la debole eco di un'opinione pubblica profondamente e giustamente costernata. Quando gli stranieri visiteranno la nostra Esposizione protesteranno energicamente: "È dunque questo l'orrore che hanno creato i francesi per darci un'idea del loro gusto tanto magnificato?". [...] E per i prossimi vent'anni vedremo stagliarsi sulla città, ancora vibrante dell'ingegno dei secoli passati, vedremo stagliarsi come una macchia d'inchiostro l'odiosa ombra dell'odiosa colonna di metallo imbullonato»

La costruzione, successivamente, ha incontrato nuovamente la letteratura nel racconto di Dino Buzzati, "La Torre Eiffel", contenuto nella raccolta "La boutique del mistero".

In esso lo scrittore, considerato uno dei più grandi autori di romanzi fantastici del Novecento italiano, racconta che gli operai dediti alla costruzione dell’edificio si erano spinti ben oltre i 300 metri che possiamo osservare oggi:

“La costruzione non sarebbe finita mai e per la perpetuità dei tempi la Torre Eiffel avrebbe continuato a crescere in direzione del cielo, sopravanzando le nubi, le tempeste, i picchi del Gaurisangar. Fin che Dio ci avesse dato forza, noi avremmo continuato a bullonare le travi di acciaio una sopra l'altra, sempre più in su, e dopo di noi avrebbero continuato i nostri figli, e nessuno della piatta città di Parigi avrebbe saputo, lo squallido mondo non avrebbe capito mai.”

Tuttavia, i lavoratori furono costretti a fermarsi e il loro lavoro aggiuntivo venne distrutto:

“Disfecero il poema da noi elevato al cielo, amputarono la guglia a trecento metri d'altezza, ci piantarono sopra il cappelluccio che ancora adesso vedete, miserabile. La nube che ci nascondeva non esiste più, per questa nube anzi faranno un processo alle Assise della Senna. L'aborto di torre è stato tutto verniciato di grigio, ne pendono lunghe bandiere che sventolano al sole, oggi è il giorno dell'inaugurazione.”

Torre di Babele

Il racconto, oltre a definire un parallelismo con la Torre di Babele, costruita, secondo il racconto biblico, sul fiume Eufrate nel Sennaar (in Mesopotamia) con l'intenzione di arrivare al cielo e dunque a Dio (Genesi 11, 1-9), fa riflettere sul tempo sprecato durante la giovinezza in pretese inutili.
Infatti, nella conclusione de "La Torre Eiffel", Buzzati scrive:
Ah, giovinezza

Approfondimenti:

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

mercoledì 29 aprile 2020

"Mulino a vento" di Vassily Kandinsky - STEP #09





TITOLO: Mulino a vento
AUTORE: Vassily Kandinsky
DATA: 1904
TECNICA: gouache su cartone
DIMENSIONI: 34,7 x 50,3 cm
UBICAZIONE: Centre national d'art et de culture Georges-Pompidou, Parigi






Mulino a vento” (o “Mulino a vento in Olanda”) è un’opera di Vasilij Vasil'evič Kandinskij, anglicizzato come Vassily Kandinsky, realizzata nel 1904. Il gouache su cartone scuro (34,7 x 50,3 cm), custodito a Parigi presso il Centre national d'art et de culture Georges-Pompidou, è stato eseguito durante un breve viaggio in Olanda, uno dei tanti che l'artista ha fatto insieme alla compagna Gabriele Munter e che lo hanno portato a visitare l'Europa e l'Africa.

Al centro della composizione vi è un grande mulino a vento dalle enormi pale bianche, che si confondono con le nuvole ed esso costituisce il punto di fuga dei due canali che partono dagli angoli del quadro e raggiungono, al centro, la base del mulino. La maestosità dell'architettura è data dal colore scuro, che è la tinta del cartone su cui Kandinsky ha lavorato a guazzo.
L'attenzione ai particolari è veramente lodevole: il gioco di riflessi sull’acqua dei canali, in cui si specchiano le costruzioni dello sfondo, le nuvole del cielo che non possiamo osservare completamente perché oltrepassano i limiti del cartone, le tipiche costruzioni dei Paesi Bassi nella parte sinistra, le pianure sconfinate sul lato destroOgni oggetto della rappresentazione è stato realizzato con grande abilità prospettica e attenzione: dalle piccole figure al lavoro, fino ai panni stesi davanti alle case. 
Inoltre, è possibile cogliere l'influsso dell’Impressionismo dal punto di vista cromatico: il punto di partenza dell'opera è costituito sicuramente dai famosi Mulini a vento di Monet (1886)Tuttavia, i colori non si mescolano fra loro, come nelle opere del pittore francese, ma Kandinsky si orienta verso un tipo di pittura simile al Pointillismecaratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti.

(i link a riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

lunedì 13 aprile 2020

Dagli "dèi" antichi a quelli odierni- STEP #04


L’uomo è da sempre alla ricerca di una spiegazione degli avvenimenti naturali che lo circondano e, inizialmente, egli ha cercato di rispondere ai suoi interrogativi creando miti, ovvero narrazioni relative principalmente alle origini del mondo, dei fenomeni atmosferici e delle creature. 
I miti, solitamente, presentano, come protagonisti, divinità, eroi ed esseri sovrannaturali.

Eolo, rappresentato come 
personificazione del vento
Non esiste una cultura priva di mitologia ma sicuramente le più conosciute sono quella romana e quella greca ed in queste la divinità legata all’aria è Eolo

Sulla sua figura non esiste un pensiero unanime da parte dei mitografi: nell’Odissea , egli è il re dei venti che consegna a Ulisse l’otre contenente, appunto, tutti i venti, escluso quello per tornare a casa. Nella famosa prosecuzione della storia il recipiente viene aperto, in prossimità di Itaca, dai compagni di Ulisse, illusi di poter trovare oggetti preziosi; quest’azione provoca la liberazione dei venti che creano una tempesta e il conseguente ritorno all’isola di Eolo, il quale si rifiuta di aiutarli di nuovo. 









Secondo alcuni studiosi, come Diodoro Siculo, Eolo, invece, è un semplice essere umano, la cui fama di avere il potere di controllare i venti, non è altro che la sua abilità nell'uso delle vele e la sua capacità di prevedere la direzione del vento, senza mai sbagliare grazie all'osservazione del fumo dei vulcani delle isole Eolie.

Nella mitologia azteca il dio del vento è Ehēcatl, il cui respiro muoveva il sole ed allontanava la pioggia. Egli si innamorò di una umana, di nome Mayahuel e donò all'umanità la capacità di amare per poter essere ricambiato.

Nella mitologia cinese, invece, il dio del vento è Fei Lian (o Feng Bo), detto anche “Conte del Vento”, il quale teneva l’aria in una pelle di capra e la utilizzava per creare problemi.

Nella religione dell'antico Egitto, il dio primordiale, personificazione dell'aria, dell'atmosfera e del vento è Shu. Egli rappresenta anche il soffio vitale ed è il dio della luce che ruppe le tenebre primordiali e divise suo figlio Geb, la terra, da sua figlia Nut, il cielo, creando così il mondo.



Infine, la divinità giapponese del vento è Fūjinuna delle più antiche dello Shintoismo, che protegge i cieli da suo fratello Raijin, dio dei fulmini e dei tuoni.







Da appassionato di fumetti, se penso all’aria e ad una sorta di “divinità moderna”, non può non venirmi in mente Superman, che sfreccia in cielo. Egli è considerato il primo supereroe della storia: venne creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933 e successivamente venne pubblicato dalla DC Comics a partire dal 1938 (Action Comics #1).

Superman è un alieno di nome Kal-El, inviato sulla Terra dal padre, prima dell’esplosione del pianeta di origine, Krypton. Sul nostro pianeta egli viene trovato e cresciuto da una famiglia amorevole che lo chiama Clark Kent
Il fumetto presenta molti spunti filosofici, morali e religiosi: Clark può essere considerato un migrante, cerca continuamente di evitare la violenza e non uccide i suoi nemici.
Inoltre, l’eroe ha poteri sovraumani che lo rendono quasi invincibile (può essere scalfito solamente utilizzando la Kryptonite) e, quindi, una sorta di divinità agli occhi di molti terrestri; infatti, la sua figura presenta diverse similitudini con il Dio della religione cristiana: entrambi vengono dal cielo, lottano per il bene dell’umanità ed infine, sono costretti a sacrificarsi per poi risorgere.

Una delle scene più emozionati del fumetto
(foto che ho personalmente scattato dall'opera)


Una delle letture che mi ha più colpito è sicuramente "Che cosa è successo all’uomo del domani?", pubblicata nel 1986, scritta da Alan Moore, disegnata da Curt Swan e inchiostrata da George Pérez e Kurt Schaffenberger.

Il fumetto presenta l’ultimo capitolo della vita di Superman e, di conseguenza, l’ultima possibilità di chiudere i conti con nemici ed amici e, in particolare, di rivedere e salutare chi ha reso importante la sua vita. 

L'opera è un tributo all’uomo d’acciaio e all’influenza che ha avuto nel suo e nel nostro mondo.



Sitografia:

(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)

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