Qual è uno degli edifici più amati e visitati
al mondo, simbolo della fioritura della cosiddetta “architettura degli ingegneri”,
alto circa 300 metri ed in grado di sopportare venti che soffiano a più di 200
km/h? La risposta credo, ma soprattutto spero,
sia scontata: sto parlando della famosissima Tour Eiffel.
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Gustave Eiffel e la sua torre |
La progettazione fu iniziata da Maurice Koechlin e Émile Nouguier, che aderirono con entusiasmo all’idea del governo
francese di inaugurare l’Esposizione Universale del 1889 con un’opera architettonica
maestosa.
I due ingegneri facevano parte della Compagnie
des Établissements Eiffel, una ditta gestita da Gustave Eiffel, uno dei protagonisti
della seconda rivoluzione industriale che portò all’affermazione della figura
dell’ingegnere, dotato di una formazione tecnica più solida rispetto a quella
artistica degli architetti.
Eiffel, intuita la genialità dell’idea dei suoi
collaboratori, si avvalse dell’aiuto di Stephen Sauvestre, ingegnere capo del
dipartimento di architettura della sua società, per perfezionare ed ultimare il
progetto.
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La struttura della torre è costituita da una
base quadrata da cui si innalzano quattro pilastri che, infine, confluiscono in
un'unica colonna che diventa sempre più sottile; le misure della costruzione
furono esagerate appositamente da Eiffel che, non sicuro della precisione dei
suoi calcoli, doveva evitare che il vento creasse forti oscillazioni e il
conseguente crollo dell’opera.
Essa, infatti, presenta una forma aerodinamica con
7.300 tonnellate di ferro assemblate in una costruzione reticolare: i
diciottomila pezzi metallici non erano costituiti da travi massicce ma da barre
scanalate per resistere alla velocità dell’aria.
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Tempo impiegato per la costruzione della torre |
Nel 2004 Patrick Weidman e Iosif Pinelis, due
ricercatori statunitensi, hanno pubblicato l’articolo "Model Equations forthe Eiffel Tower: Historical Perspective and a New Equation", in cui hanno
approfondito gli studi svolti da Gustave Eiffel.
Essi hanno trovato un’equazione che spiega la
relazione tra la forma della Tour Eiffel e l’azione del vento:
“While events of
the French Revolution are captured by Charles Dickens in his poignant novel A
Tale of Two Cities, the centennial of the French Revolution is commemorated by
Eiffel’s graceful tower, the skyline profile of which is A Tail of Two
Exponentials.”
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La torre, nonostante oggi sia molto amata, inizialmente
fu aspramente critica e non voluta da moltissimi cittadini, tra cui diversi
intellettuali che tentarono di bloccare la costruzione. Nella lettera, firmata dai pittori Ernest Meissonier e William-Adolphe Bouguereau, l'architetto Charles Garnier, gli scrittori
Guy de Maupassant e Alexandre Dumas (figlio) e decine di altri nomi altrettanto
importanti, si leggeva:
«Noi scrittori, pittori, scultori e architetti, a nome del buon gusto e di questa minaccia alla storia francese, veniamo a esprimere la nostra profonda indignazione perché nel cuore della nostra capitale si debba innalzare questa superflua e mostruosa Torre Eiffel, che lo spirito ironico dell'anima popolare, ispirata da un sano buon senso e da un principio di giustizia, ha già battezzato la Torre di Babele. La città di Parigi si assocerà veramente alle esaltate affaristiche fantasticherie di una costruzione meccanica - o di un costruttore - disonorandosi e degradandosi per sempre? [...] La Torre Eiffel, che neppure l'America, con la sua anima commerciale, ha l'audacia di immaginare, senz'alcun dubbio è il disonore di Parigi. Tutti lo sentono, tutti lo dicono, tutti ne sono profondamente rattristati, e noi non siamo che la debole eco di un'opinione pubblica profondamente e giustamente costernata. Quando gli stranieri visiteranno la nostra Esposizione protesteranno energicamente: "È dunque questo l'orrore che hanno creato i francesi per darci un'idea del loro gusto tanto magnificato?". [...] E per i prossimi vent'anni vedremo stagliarsi sulla città, ancora vibrante dell'ingegno dei secoli passati, vedremo stagliarsi come una macchia d'inchiostro l'odiosa ombra dell'odiosa colonna di metallo imbullonato»
La costruzione, successivamente, ha incontrato
nuovamente la letteratura nel racconto di Dino Buzzati, "La Torre Eiffel", contenuto nella raccolta "La boutique del mistero".
In esso lo scrittore, considerato uno dei più
grandi autori di romanzi fantastici del Novecento italiano, racconta che gli
operai dediti alla costruzione dell’edificio si erano spinti ben oltre i 300 metri
che possiamo osservare oggi:
“La costruzione non sarebbe finita mai e per la
perpetuità dei tempi la Torre Eiffel avrebbe continuato a crescere in direzione
del cielo, sopravanzando le nubi, le tempeste, i picchi del Gaurisangar. Fin
che Dio ci avesse dato forza, noi avremmo continuato a bullonare le travi di
acciaio una sopra l'altra, sempre più in su, e dopo di noi avrebbero continuato
i nostri figli, e nessuno della piatta città di Parigi avrebbe saputo, lo squallido
mondo non avrebbe capito mai.”
Tuttavia, i lavoratori furono costretti a
fermarsi e il loro lavoro aggiuntivo venne distrutto:
“Disfecero il poema da noi elevato al cielo,
amputarono la guglia a trecento metri d'altezza, ci piantarono sopra il
cappelluccio che ancora adesso vedete, miserabile. La nube che ci nascondeva
non esiste più, per questa nube anzi faranno un processo alle Assise della
Senna. L'aborto di torre è stato tutto verniciato di grigio, ne pendono lunghe
bandiere che sventolano al sole, oggi è il giorno dell'inaugurazione.”
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Torre di Babele |
Il racconto, oltre a definire un parallelismo
con la Torre di Babele, costruita, secondo il racconto biblico, sul fiume
Eufrate nel Sennaar (in Mesopotamia) con l'intenzione di arrivare al cielo e
dunque a Dio (Genesi 11, 1-9), fa riflettere sul tempo sprecato durante la
giovinezza in pretese inutili.
Infatti, nella conclusione de "La Torre Eiffel", Buzzati scrive:
“Ah,
giovinezza”
Approfondimenti:
(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)
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