Giacomo Leopardi, poeta, filosofo, scrittore e filologo italiano dell'Ottocento, può essere considerato, senza alcun dubbio, una delle personalità più importanti ed influenti della letteratura mondiale. Cercare di riassumere, in questo post, l’incredibile formazione, le riflessioni sulla condizione umana, la magnifica qualità e profondità poetica ed espressiva e l’enorme eredità lasciata all’umanità, è quasi impossibile.
Tuttavia, desidero sottolineare alcuni dei tanti aspetti del pensiero del poeta che oggi, come in passato, devono essere trasmessi affinché la comunità umana possa, finalmente, progredire. Nell’era della disinformazione e delle fake news trovo utile rivedere come Leopardi avesse promosso una “filosofia del vero”: egli ha evidenziato la necessità di adottare un pensiero critico e, perciò, di trasmettere la verità, anche nelle sue bassezze, senza adattarsi al pensiero comune e al mondo. Gli uomini, che spesso si ritrovano ad essere “cattivi in senso latino”, ovvero prigionieri dei piaceri terreni, non devono limitarsi a ridurre tutto al finito, al determinato e cadere nel Nichilismo (ovvero considerare tutto ciò che non è misurabile e determinabile, come il niente) ma, devono contrastare il gioco che la natura attua con il loro destino, federandosi ed essendo amici come se ognuno fosse un Dio per l’altro.
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Frontespizio dello Zibaldone |
L’opera talmente ricca di temi e spunti da esser stata spesso l’ispirazione per creazioni successive, appartenenti, per esempio, a I Pensieri, alle Operette morali o ai Canti, è lo Zibaldone, una raccolta di idee e
annotazioni che costituiscono una pietra miliare dello sviluppo del pensiero
leopardiano.
Nelle 4526 pagine di cui è costituita l’opera, il
termine “aria” o un concetto legato ad esso appaiono innumerevoli volte, tra
cui:
Le emozioni e i pensieri suscitati da una festa
vengono ripresi da Leopardi, per esempio, ne “Il sabato del villaggio” e “La sera del dì di festa”: secondo il poeta, il piacere coincide con l’attesa dei
festeggiamenti mentre, una volta conclusi questi ultimi, tornano a prevalere la
tristezza e la noia legate alla temporaneità ed effimerità del piacere e alla consapevolezza
del raggiungimento della maturità e, di conseguenza, del trascorrere
inesorabile del tempo.
La poesia è una solitudine che va ascoltata ma
che, allo stesso tempo, ascolta, accoglie ed invita l’uomo, fisiologicamente costretto
a sperare, a non limitare il proprio pensiero al “vero doloroso” ma ad andare
oltre ed immaginare l’infinito.
(Il soggetto delle foto che ho personalmente scattato è una copia dei Canti acquistata a Casa Leopardi, presso Recanati)
Sitografia:Cacciari racconta Leopardi.
(i link ad ulteriori riferimenti e/o approfondimenti sono presenti all'interno del testo)
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